Lingotto

Dopo alcuni viaggi in USA e molte discussioni, nel 1915 il Consiglio di Amministrazione della FIAT decide di costruire il suo nuovo stabilimento “americano” in regione Lingotto, in continuità con gli altri stabilimenti già costruiti nella zona sud della città. Il cantiere inizia nel luglio del 1916. Il progetto e la direzione lavori sono dell’ingegner Giacomo Matté Trucco. Con lui collaborano altri, noti ingegneri torinesi del tempo. Nel settembre dello stesso anno prende avvio il tracciamento dell’edificio centrale, lungo più di mezzo chilometro. I lavori della pista, il simbolo forse più noto dello stabilimento, si concludono nel 1921. Le rampe, (rispettivamente Nord e Sud) gli altri due simboli che connotano il Lingotto, sono completate nel 1925 e nel 1926, data in cui si inaugura anche la palazzina Uffici, sede del consiglio di amministrazione dell’azienda.

Torino in quegli anni sta completando la prima rivoluzione industriale. Avviata, con industrie soprattutto tessili nella zona nord della città, si sviluppa, con produzioni, prevalentemente meccaniche, a sud, iniziando da Borgo S.Paolo, dove si insedia anche La Lancia, per proseguire con Lingotto e, dopo pochi anni raggiungere Mirafiori. Lo stabilimento FIAT, progettato a partire dal 1933, sarà inaugurato il 1 maggio 1939 e raddoppiato nel 1956.

Lingotto, ancor prima di essere terminato entra negli immaginari della società italiana. Vi entra attraverso le letture che ne danno Persico e le Corbusier, le immagini di famosi fotografi, le tante visite, che quasi ogni delegazione importante che visita l’Italia, compie allo stabilimento. Luogo di lavoro, diventa anche, quasi da subito, simbolo di un Italia industriale che fatica a decollare.

Con l’apertura dello stabilimento di Mirafiori, Lingotto appare obsoleto. Le sue produzioni distribuite su più piani sembrano antieconomiche. Già prima della seconda guerra mondiale si inizia a discutere di un suo possibile riuso. Eppure la fabbrica rimane in produzione, occupando migliaia di operai, sino al 1982. In realtà, le discussioni sulle possibili nuove destinazioni, iniziano alla fine degli anni settanta, soprattutto dopo la crisi del 1980. Sono momenti interessanti di confronto, cui partecipano impresa, amministrazione, sindacato, intellettuali,tecnici. Quasi nessuno mette però in discussione la necessità di conservare la fabbrica.

lingotto rampa

 

E’ l’ Azienda a prendere l’iniziativa. Sono soprattutto l’avvocato Giovanni Agnelli e il dottor Cesare Romiti a credere nella possibilità di mantenere viva la struttura aprendola tuttavia a nuove destinazioni. Venti architetti, scelti tra i più noti al mondo, vengono invitati a presentare loro progetti sulla possibile nuova destinazione del Lingotto. I progetti sono presentati in una mostra organizzata nel 1984 e discussi in diversi convegni ed incontri. Gli anni seguenti sono ricchi di iniziative, che culminano nell’incarico dato, nel marzo 1985, dal Consiglio Comunale di Torino, a Giuseppe de Rita, Roberto Guiducci e Renzo Piano di elaborare un piano di fattibilità per il riuso. La relazione sarà approvata definitivamente nel novembre 1987. La città e la regione approveranno il nuovo piano particolareggiato, che consente di mutare le destinazioni previste , nel 1990.

Torino conosce in quegli anni una crisi e un processo di riorganizzazione industriale profondi. La conseguenza più visibile è la dismissione di aree industriali, l’apertura di una nuova stagione sociale ed urbanistica per la città. Lo studio del nuovo piano regolatore della città viene affidato allo studio Vittorio Gregotti nel1986, lo stesso anno in cui FIAT conferisce allo studio Piano l’incarico per la progettazione architettonica del nuovo Lingotto.

Negli anni tra il 1986 e il 1991, quando prenderà concretamente avvio il cantiere, Lingotto conosce un’intensa stagione culturale. Nella ex-sala presse, oggi centro congressi, si tengono concerti diretti da Luciano Berio e da Claudio Abbado rappresentazioni teatrali, sotto la direzione di Luca Ronconi. Nelle officine, si apre nel giugno del 1989, la mostra sull’ Arte Russa e Sovietica, 1870-1930, cui seguirà,nel 1992, quella sull’Arte americana, 1930-1970. nella sede della palazzina, le mostre sull’architettura e l’urbanistica di Torino e quella su Andy Warhol. Diversi spazi dell’area del Lingotto, anticipano una stagione culturale , ancor oggi vivace, di uso temporaneo di edifici industriali, per manifestazioni culturali di grande rilievo.
 
 

 
Il cantiere del Lingotto, inizia (la fase è la 1), nel 1991, con la riorganizzazione il completamento dell’edificio delle presse, destinata ad ospitare fiere e grandi manifestazioni culturali (dal salone dell’auto a quello del libro, più volte vi troveranno ospitalità). La ristrutturazione si completa nel marzo 1992 . Quella che pareva una sfida di pochi comincia a prendere corpo, e vedrà, negli undici anni necessari per arrivare al Lingotto riformato, coinvolta una folla di uomini: architetti, tecnici, imprese,operai di ogni specializzazione, imprese, banche, istituzioni, oltre che i responsabili dell’impresa.

I lavori sulle officine, lo stabilimento vero e proprio, iniziano nel 1993, (con un progetto che comprende i due terzi dello stabilimento (seconda fase) e che si concluderà in tre anni. L’ultima fase, la terza, quella che si chiude nel settembre 2002 ha preso avvio nel novembre del 1999.

Il progetto conserva, come misura dell’edificio, la maglia 6×6, che aveva caratterizzato il progetto di Matté Trucco, riuscendo anche a salvaguardare le due facciate e le loro scansioni, legate a quella maglia. I nuovi interventi, L’Auditorium, la Bolla, la Pinacoteca, il nuovo Politecnico, il giardino delle meraviglie, vengono condotti, nei cortili, scavando un nuovo spazio, al di sopra dello skyline dell’edificio. IL Lingotto oggi si presenta come una struttura articolata e complessa. Una struttura dove convivono, distribuite con intelligenza, cultura, Politecnico, Università, l’Auditorum , accoglienza, l’Hotel, foresterie, servizi, Il Centro Congressi, l’area fieristica, svago, i cinema, la galleria commerciale. Tutto questo senza seguire i modelli, davvero banali, degli shopping center o delle megastrutture nordamericane. A differenza di altre operazioni, che si presentano come sostituzione di ciò che esiste e, spesso, a riduzione della memoria a pochi simboli, il Lingotto oggi vive d una distribuzione raffinata delle funzioni, di percorsi che, pur specializzati, consentono una percorrenza unitaria degli spazi, creano quell’effetto città, che è essenzialmente dalla possibilità di mischiare uomini e funzioni, senza rompere l’unità di quell’architettura unica oggi in Europa.

 Estratto dal testo di Carlo Olmo, in Lingotto anno duemiladue, Torino, Allemandi, 2002.

lingotto pista pinacoteca